Pizza Contemporanea e ingredienti disposti su un tavolo di pietra chiara
Bacco Tabacco & Pasta

Pizza Contemporanea

LE RICETTE DI ENRICO
Farina 00630 g
Acqua441 g · 70%
Sale18 g
Lievito fresco1,5 g
Pomodori pelati280 g
Fiordilatte320 g
Olio EVO28 g
Basilico frescoalcune foglie
Formaggio grattugiatofacoltativo
Sale per il pomodoroquanto basta

Preparazione

4 pizze da circa 270 g · 6 ore indicative a 22 °C

Evolvere senza dimenticare

La pizza contemporanea è la mia evoluzione della napoletana, non una gara al cornicione più grande. Dopo molte prove ho scelto un’idratazione del 70%: abbastanza alta da regalare leggerezza e sviluppo, ma ancora coerente con la Caputo Blu e con una lavorazione domestica controllabile.

Cerco un centro sottile, un bordo pronunciato e arioso ma completamente cotto, e un condimento essenziale. La forma nasce dalla tecnica e dalla fermentazione, non dall’inseguimento di una fotografia.

Il programma delle 6 ore

Ora 0 — impasto. Dopo 20 e 40 minuti eseguo le pieghe, aggiungendone una terza a 60 minuti soltanto se la massa ne ha bisogno. Proseguo la puntata fino a circa 2 ore e 30, quindi divido e formo i panetti.

L’appretto dura indicativamente altre 3 ore; verso 5 ore e 30 preparo forno e condimenti, per stendere e cuocere intorno alla sesta ora. A 22 °C è un riferimento: temperatura e comportamento dell’impasto vengono prima dell’orologio.

1. Inserire l’acqua gradualmente

Tengo da parte 50 grammi d’acqua. Sciolgo il lievito nei restanti 391 grammi, aggiungo circa l’80% della farina e mescolo fino a non vedere parti asciutte. Un breve riposo aiuta la farina a idratarsi prima di completare l’impasto.

Aggiungo la farina rimasta, sciolgo il sale nell’acqua tenuta da parte e la inserisco poco alla volta, aspettando ogni assorbimento. Questo bassinage permette di raggiungere il 70% senza trasformare subito l’impasto in una massa ingestibile.

2. Fermarsi al momento giusto

Lavoro fino a ottenere una massa elastica, uniforme e capace di staccarsi dalla ciotola, ma ancora morbida. Non cerco un impasto rigido né una temperatura elevata: se si scalda troppo interrompo, copro e lascio riposare.

Una maglia ben formata si allunga senza strapparsi subito e trattiene l’acqua. Continuare a impastare solo per renderla perfettamente liscia può ossidare e indebolire ciò che ho costruito.

3. Riposo e pieghe

Dopo 20 minuti eseguo una serie di pieghe in ciotola con le mani bagnate, poi ripeto dopo altri 20 minuti. Sollevo i lembi e li porto al centro senza strappare né schiacciare la massa.

Valuto una terza serie soltanto se l’impasto continua ad allargarsi senza sostegno. Le pieghe devono organizzare la struttura, non irrigidirla: quando mantiene la forma mi fermo.

4. Puntata, staglio e panetti

Lascio fermentare la massa coperta fino a una crescita evidente, con superficie viva e prime bolle, senza aspettare necessariamente il raddoppio. Verso 2 ore e 30 divido in quattro porzioni da circa 270 grammi.

Formo panetti regolari portando l’impasto verso il basso e chiudendo la base. Creo tensione sufficiente a sostenere lo sviluppo, ma non una pelle tanto stretta da frenare l’espansione o strapparsi durante l’appretto.

5. L’appretto

Sistemo i panetti distanziati in cassette chiuse e li lascio maturare per circa tre ore. Sono pronti quando risultano gonfi, rilassati e ricchi d’aria, ma conservano ancora forma e resistenza al sollevamento.

Se il panetto si ritira durante la stesura ha bisogno di altro riposo; se si allarga, si incolla e perde forza è probabilmente troppo avanti. Regolo quindi tempi e lievito in base alla temperatura reale.

6. Preparare un condimento leggero

Frantumo i pelati a mano e li condisco con poco sale. Taglio il fiordilatte in anticipo e lo lascio scolare molto bene: un cornicione voluminoso richiede una cottura uniforme, e troppa acqua al centro rallenterebbe proprio la parte più sottile.

Preparo ogni ingrediente prima della stesura. La contemporanea sopporta creatività, ma non confusione: pochi elementi ben distribuiti lasciano spazio all’impasto.

7. La stesura contemporanea

Rovescio il panetto in poca semola o farina e tolgo l’eccesso. Premo il centro con i polpastrelli, spostando delicatamente l’aria verso l’esterno, ma lascio intatti gli ultimi 2,5–3 centimetri: è una fascia più ampia rispetto alla mia napoletana.

Ruoto il disco e lo allargo senza tirare il bordo fino a circa 27–29 centimetri. Il diametro più contenuto e il panetto da 270 grammi danno al cornicione materia per svilupparsi, mentre il centro rimane sottile.

8. Governare le bolle, non distruggerle

Conservo le bolle distribuite nel bordo, ma elimino con un pizzico quelle enormi e isolate che rischierebbero di bruciare prima che il resto sia cotto. Non schiaccio tutto il cornicione per correggere un solo punto.

L’obiettivo è una struttura ariosa e regolare, non una camera vuota sotto una cupola annerita. Il volume deve restare commestibile, leggero e completamente cotto.

9. Condire e infornare

Distribuisco circa 70 grammi di pomodoro, 80 grammi di fiordilatte e un filo d’olio, lasciando pulito il bordo. Condisco rapidamente sulla pala e controllo che la pizza scorra prima di avvicinarmi al forno.

La trasferisco sostenendola senza deformare il cornicione e la lancio con un movimento breve. Troppa farina sulla pala brucia e amareggia la base; troppo tempo sulla pala fa aderire il centro umido.

10. La cottura

Cuocio tra 400 e 450 °C per circa 75–110 secondi, adattando posizione e tempo al mio forno. Ruoto la pizza più volte per sviluppare il bordo in modo uniforme e controllo insieme base, centro e lato rivolto verso la fiamma.

Non inseguo macchie scure a ogni costo: il cornicione alto deve ricevere calore abbastanza a lungo da cuocere anche all’interno. Se colora troppo presto allontano dalla fiamma o abbasso leggermente la temperatura.

11. Completare dopo il forno

All’uscita aggiungo basilico e, quando serve, un filo d’olio o un ingrediente delicato che il calore intenso rovinerebbe. Aspetto pochi secondi prima di tagliare, così vapore e formaggio si assestano senza far perdere fragranza alla base.

Gli errori che evito

Non alzo l’idratazione senza costruire struttura, non formo panetti troppo stretti e non confondo un impasto sovralievitato con uno semplicemente leggero. Durante la stesura non schiaccio la fascia esterna e non carico il centro di condimenti acquosi.

In cottura non lascio che una bolla gigante governi tutta la pizza e non estraggo appena il bordo ha preso colore. La contemporanea riesce quando volume, cottura e scioglievolezza arrivano insieme.

Quattro pizze, quattro manifatture

La napoletana allarga un panetto da 250 grammi fino a 30–32 centimetri e conserva un bordo classico. Il calzone racchiude il ripieno e richiede una chiusura impeccabile e una cottura più lunga. La teglia distribuisce l’aria in tutta la superficie e costruisce croccantezza con pieghe, riposo e doppia cottura.

La contemporanea usa un panetto più pesante, un diametro minore e una fascia esterna più ampia. È questa combinazione, insieme al 70% d’acqua e alla gestione delle bolle, a creare un cornicione importante senza trasformarlo in un vuoto scenografico.

Il risultato che cerco

Cerco un cornicione alto, leggero e profumato, con pareti sottili e alveoli irregolari, ma senza zone crude o grandi cavità vuote. Il centro deve rimanere sottile e fondente, abbastanza solido da sostenere un condimento misurato.

È una pizza moderna, ma resta mia: nasce dallo studio dei professionisti e prende forma attraverso le prove fatte a casa, per il piacere di condividerla con gli amici.

“Prima la storia. Poi la ricetta.” — Enrico